Coronavirus: 1.760 posti letto dedicati

In Puglia gli ospedali già pronti per l’emergenza “Covid” sono nove, sei pubblici, due privati e uno ecclesiastico, per un totale di 306 posti letto in terapia intensiva di cui 54 già attivi gli altri attivabili in caso di necessità. Lo hanno annunciato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e il direttore del dipartimento Salute, Vito Montanaro, in videoconferenza questa mattina. Gli ospedali per fronteggiare l’emergenza coronavirus sono: Policlinico di Bari, Riuniti di Foggia, Perrino di Brindisi, Moscati di Taranto, Fazzi di Lecce, l’ospedale di Bisceglie per quanto riguarda i pubblici; l’ecclesiastico è il Miulli di Acquaviva delle Fonti, i due privati sono Villa Lucia di Conversano, e Anthea Hospital. Attualmente i posti letto di terapia intensiva attivati sono 54, a questi si sommeranno altre 252 unità: 144 attivabili nel pubblico, 58 al Miulli e 50 nei due privati.

Per quanto riguarda i reparti di pneumologia, i posti letto attivi ora sono 124 per i casi di coronavirus ma ne sono attivabili 403, per un totale di 527. Infine, allo stato attuale ci sono 131 posti attivi nei reparti di Malattie infettive, ma ne sono attivabili altri 251, per un totale di 382 unità. Quindi, complessivamente sono riservati ai pazienti Covid 1.215 posti letto per l’emergenza. La rete ospedaliera si completa con i posti letto per le post acuzie, cioè riservati a quei pazienti contagiati dal coronavirus che hanno superato la fase critica ma che devono restare ricoverati perché potenzialmente ancora capaci di trasmettere il virus: in totale sono già disponibili 352 posti letto per post acuzie e 192 attivabili, per un totale di 545 unità. In totale, quindi, 1.760 posti letto per l’epidemia.

Durante la video conferenza stampa, il direttore del dipartimento Salute della Puglia, Vito Montanaro, ha annunciato che la Regione ha chiesto alla Protezione civile nazionale “la fornitura di 225 ventilatori e monitor”. “Attualmente – ha spiegato Montanaro – abbiamo 500 ventilatori e sono già attivi nel sistema sanitario”.

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