Condanna a 5 anni per imprenditori baresi

Assolti da frode a ex Provincia, sono stati condannati per raggiro a banche. Il Tribunale di Bari ha condannato alla pena di 5 anni e 2 mesi di reclusione gli imprenditori baresi Alviero ed Erasmo Antro, imputati per truffa aggravata ai danni dell’ex Provincia di Bari e di sei istituti di credito, falso materiale e ideologico, contraffazione di pubblici sigilli e violenza privata. Il giudice monocratico Michele Parisi ha
assolto gli imputati dalla truffa all’ex Provincia, riconoscendone la colpevolezza per gli altri reati contestati.
Nell’ambito di questa indagine i fratelli Alviero ed Erasmo Antro sono stati arrestati nel marzo 2012 con contestuale
sequestro di beni per circa 20 milioni di euro, equivalente al presunto illecito profitto derivante dalla truffa. Ritenuta
insussistente la truffa all’ex Provincia, il giudice ha disposto il dissequestro dei beni, quantificati in 36 milioni di euro.
Alle parti civili sono stati riconosciuti risarcimenti da quantificasti in sede civile per l’ex Provincia (con riferimento
al reato di falso) e per i dipendenti (vittime della violenza privata), mentre ha quantificato da 400mila a 10 milioni di euro le provvisionali alle banche, ritenute vittime dalla presunta truffa subita. Assolta “per non aver commesso il fatto” l’allora dirigente del Servizio finanziario della Provincia, Luigia Carbonara, coimputata per concorso nella truffa per aver omesso di rilevare e segnalare la falsità delle fatture emesse dalle società degli imprenditori baresi nei confronti dell’ente poi utilizzate per ottenere finanziamenti dalle banche. Stando agli accertamenti della Gdf, coordinate dal pm Carmelo Rizzo, la truffa da oltre 20 milioni di euro sarebbe stata commessa ottenendo rimborsi per lavori inesistenti di
manutenzione delle strade. I fatti contestati si riferiscono agli anni 2008-2011. Gli imprenditori rispondono anche di
violenza privata per aver minacciato quattro dipendenti (due dei quali, marito e moglie, si sono costituiti parte civile nel
processo), prospettandone ripetutamente il licenziamento, perché collaborassero “alle operazioni di emissione e contabilizzazione delle false fatture”.