Articolata operazione della Polizia di Stato contro il caporalato


Notizia Audio voce Mimmo Moramarco Vietata la riproduzione

Nel corso di una complessa attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Potenza  ed eseguita dal personale della Squadra Mobile della Questura potentina, è stata scoperta  un’associazione per delinquere il cui reato fine era l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro – cd.  caporalato – in particolare di numerosissimi lavoratori extra-comunitari costretti a lavorare in condizioni disumane. L’indagine ha riguardato complessivamente 19 indagati. Sono state emesse, dal GIP del Tribunale di Potenza, sei ordinanze di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di altrettante persone – tra cui un imprenditore agricolo originario di Palazzo S.Gervasio e cinque “caporali” tutti di nazionalità africana –  per aver dato vita ad una associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento dei lavoratori. I restanti indagati sono stati, invece, denunciati per concorso nella sola attività di sfruttamento del lavoro o per false attestazioni a Pubblico Ufficiale.  Durante l’attività è stato accertato che, oltre alle condotte di sfruttamento del lavoro, tra l’altro svolto in condizioni degradanti, venivano anche “vendute”, dai datori di lavoro italiani ad alcuni lavoratori extra-comunitari, delle compiacenti dichiarazioni in cui veniva falsamente attestato che il lavoratore extracomunitario usufruiva di alloggio stabile in fabbricato appartenente agli indagati. Il tutto per consentire al lavoratore di ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno. L’associazione operava nei comuni di Lavello, Venosa, Montemilone, Maschito, Palazzo San Gervasio e Banzi, tutti centri della provincia di Potenza interessati dalla raccolta del pomodoro e dell’uva, che viene svolta, oramai, per lo più, da cittadini extracomunitari di origine magrebina e dell’Africa subsahariana. Questi ultimi erano tutti alloggiati in una vera e propria “bidonville” allestita nelle vicinanze di un edificio meglio conosciuto come “casa gialla” –  immobile sequestrato nel corso dell’operazione – in cui venivano ricoverati i furgoni utilizzati per condurre, dietro remunerazione, i braccianti a lavoro nei vari campi della zona. Le persone – “reclutate” su strada da intermediari senza scrupoli – alloggiavano all’interno di ruderi fatiscenti privi di alcun tipo di servizio; venivano pagate quasi sempre a cottimo, per pochi euro per ogni “bins” (cassone) da tre quintali riempito  e, laddove pagati a tariffa oraria, la stessa era di oltre il 30% inferiore rispetto a quella sindacale – senza contare l’assenza di qualsiasi emolumento previdenziale-assistenziale e che parte del guadagno andava ai caporali. La complessa indagine ha avuto origine da un controllo effettuato dalla Squadra Mobile di Potenza nell’agosto del 2017 nel corso del quale fu arrestato uno degli attuali indagati proprio per il reato di sfruttamento del lavoro, mentre trasportava a bordo del suo autoveicolo braccianti destinati al lavoro nei campi. In quell’occasione, addosso all’arrestato, fu rinvenuto un foglio contenente un elenco di ben 91 nominativi di cittadini italiani e stranieri, con a fianco riportate delle cifre messe in colonna sotto la scritta “bins”.